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TELE… DICO | Lol – Chi critica è fuori: a quando lo spin-off di Lol – Chi ride è fuori?

Tele… Dico! “Lol – Chi ride è fuori” è stato il bersaglio perfetto per i criticoni da tastiera. Se un programma piace, non per forza bisogna trovarci il difetto. Se un programma piace, ha raggiunto l’obiettivo. E chi critica, è fuori

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EDITORIALE

a cura di @giulio – I soldi ce li ha. Perché dunque, dopo Lol – Chi ride è fuori, non dare vita a uno spin-off? Titolo: Lol – Chi critica è fuori. Non si dovrebbe fare neanche troppa fatica per trovare il cast, perché di criticoni “professionisti” è pieno il mondo. Ovunque. Nelle piazze, al supermercato, in rete. Pronti a criticare la qualunque. Ossessionati dalla ricerca del difetto e a farlo notare.

Sono capaci di resistere per almeno sei ore? È un impulso innato il loro? Sono per caso afflitti dalla sindrome del Bastian Contrario? Oppure è solo smania di visibilità, il classico “dico apposta quello che la gente non vuole sentirsi dire così almeno mi faccio notare”?

Prendiamo ad esempio Lol – Chi ride è fuori. Innegabile che si tratti di un esperimento riuscito. Non siamo di certo davanti a un programma destinato a entrare nei corsi di storia della TV (anzi, dello streaming) ma non si può dire che non funzioni. Il cast, la scrittura. Gag rilanciate di social in social. Battute, stornelli come “Viva la fre…, viva la fre…, viva la fre…sca Carolina”. E “Hai cagato?” che, nel giorno di Pasqua, arriva direttamente in TT.

Divertissement fine a se stesso. Leggerezza. Evasione. Non poco per una Pasqua, l’ennesima, reclusi in casa. È Amazon, certo. È streaming television. È budget consistente. Maggiore libertà espressiva e contenutistica di una tv generalista.

Per quanto gran parte del cast, di quella comicità arrivi comunque dal caro, vecchio “piccolo schermo” (la Follesa, Elio, Pintus, Matano, Lillo, la Maionchi, la Guzzanti): un’interessante operazione di contaminazione, anche sotto questo aspetto.

Insomma, il bersaglio perfetto per i criticoni da tastiera. Piace: deve per forza esserci un difetto. Difficile trattenere le risate, leggendo certi tweet. Passi (a fatica) chi lo ritiene troppo volgare. Chi, pur di criticarlo, si spinge a insensati parallelismi tra generalista e piattaforme streaming.

Ma c’è addirittura chi si spinge a dire che chi si diverte, chi ride davanti a questo programma è messo male. L’apoteosi della critica: se non riesci a trovare il difetto nel programma stesso, allora è in chi lo guarda, avete capito? Basta spostare il focus: l’importante è attaccarsi a qualcosa, pur di criticare. E chissà, forse farsi notare.

Un programma può non piacere, certo. E lo si può dire, senza però arrabattarsi in motivazioni astruse, assurde (questo si può contestare oggi ad Aldo Grasso nel suo editoriale). Perché la critica, se non è supportata da argomentazioni ragionate, diventa fine a se stessa.

Se un programma piace, non per forza bisogna trovarci il difetto. Non per forza bisogna evidenziarne i limiti. Né nel programma stesso. Né men che meno in chi lo guarda e lo trova piacevole. Se un programma piace, piace. Ha raggiunto l’obiettivo. Punto. E chi critica, è fuori.

 

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