La nuova Rai di Carlo Fuortes all’insegna delle direzioni di genere di Salini, lo stop alle assunzioni di esterni e la newsroom

Il nuovo Ad Carlo Fuortes sembra avere già le idee molto chiare su come impostare la “sua” Rai: niente assunzioni di esterni, razionalizzazioni, accorpamenti e chiusura di alcune delle 12 reti; nessun licenziamento, ma tagli sì…

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È stato nominato da poco ma il nuovo Ad Carlo Fuortes sembra avere già le idee molto chiare su come impostare la “sua” Rai, come rivelato da Il Messaggero: niente assunzioni di esterni (anche se a ottobre scadono le poltrone di direttore di Tg1 e Tg2); razionalizzazioni, accorpamenti e chiusura di alcune delle 12 reti esistenti; nessun licenziamento, ma tagli sì, e non pochi, senza però gravare sul prodotto e sul buon funzionamento aziendale.

Con queste premesse, si può tranquillamente dire che quella progettata da Fuortes (il primo ad usare in Rai, grazie allo scudo robusto di Draghi, i poteri che i suoi recenti predecessori non avevano la forza di azionare per paura di dispiacere ai partiti) sembra essere una vera e propria rivoluzione.

Ma se rivoluzione deve essere, va fatta in tempi brevi, da qui a gennaio. E questo, Fuortes, lo sa bene. Perché poi, dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, magari si andrà a votare e quindi potrebbe cambiare tutto o comunque la politica, in occasione della scelta del nuovo Presidente della Repubblica, potrebbe riprendere in mano il pallino del comando generale e impedire ciò che ha sempre impedito: la trasformazione del “carrozzone” televisivo in una vera azienda gestita con criteri aziendali, che produce e che fattura.

Parlando con i vari dirigenti, l’Ad avrebbe ribadito la sua intenzione di realizzare e approvare, probabilmente già entro dicembre, un restyling del piano industriale voluto dal suo predecessore Salini e votato dal precedente Cda. “Quel piano ha molto di buono e lo riprendiamo“, avrebbe infatti detto Fuortes ai suoi interlocutori. Nello specifico, il piano prevede che, al posto delle direzioni di rete, vengano realizzate nove direzioni di genere (i cui direttori oltretutto sono già stati nominati) che ottimizzino e realizzino prodotti da distribuire nei vari canali. Si verrebbe così a creare un “super-governo” collegiale senza poltrone pesanti a cascata e senza doppioni: basti pensare che gli attuali direttori di Rai1, Rai2 e Rai3 lo sono ad interim perché già nominati dal Cda precedente a guidare la direzione di genere “Intrattenimento” (Coletta), quella “Cinema e Serie Tv” (Di Meo) e quella “DayTime” (Di Mare, che oltretutto sarebbe in procinto di andare in pensione).

Poi ci sono le altre, dalla direzione “Fiction” a quella “Nuovi format”, da quella “Cultura” a quella “Offerta informativa” che dovrebbe sovrintendere a tutti i Tg (i cui posti di comando sarebbero ridotti e depotenziati) smistando loro servizi e evitando doppioni e sprechi.

Questo tipo di rivoluzione non è però facile. Basti pensare che l’intenzione di Fuortes di accorpare  giornalisti e tecnici in due sole testate giornalistiche (o newsroom) starebbe creando forti malumori a Saxa Rubra (sede dei telegiornali). E proprio a questo proposito il Cdr del Tg1 avrebbe chiesto all’Ad un incontro chiarificatore.

Ma sul capitolo informazione Fuortes starebbe ricevendo segnali di guerra anche dai partiti, poiché, come è facilmente intuibile, meno Tg significherebbe meno poltrone condizionate dalla politica. Basti vedere il modo in cui è stato avvertito dal Centrodestra quando in Commissione di Vigilanza si è parlato delle due newsroom: “Dottor Fuortes, faccia cose più semplici. Non vada a inseguire cose difficili…“.

 

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