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#GiuseppeFiorello: “#PensoCheUnSognoCosì è dedicato a mio padre”. Tra i tanti ospiti, anche il fratello Rosario

Lunedì 11 gennaio Giuseppe Fiorello porta in prima serata su Rai 1 lo spettacolo “Penso che un sogno così…” tra i ricordi di suo padre e Domenico Modugno. Tra gli ospiti Serena Rossi, Francesca Chillemi e… il fratello Rosario

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INTERVISTE

Tra le molte novità del nuovo anno televisivo ci sarà anche lui, Beppe Fiorello, che tornerà nella prima serata di Rai 1, lunedì 11 gennaio, con “Penso che un sogno così”, trasposizione televisiva dello spettacolo teatrale che ha girato per oltre 300 serate in tutta Italia: “Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno e sorvolo la mia infanzia, la Sicilia e l’Italia di quegli anni, le facce, le persone, vicende buffe, altre dolorose, altre nostalgiche e altre ancora che potranno sembrare incredibili”.

Si apre così l’intervista all’attore rilasciata dall’attore al Corriere della Sera. Lo spettacolo è un omaggio al padre, morto quando l’artista aveva solo 20 anni, e che Giuseppe ricorda come “semplice, simpatico”, positivo e oltretutto fisicamente simile al cantautore Domenico Modugno.

“Un bambino chiuso, timido e introverso, cresciuto a pane e Modugno. […] La sua morte (del padre, ndr) mi costrinse a crescere più velocemente a mettere in ombra la parte chiusa e bloccata di me.” afferma l’attore, che vide quel momento della sua vita come punto di svolta per lanciarsi sul palcoscenico. “Ero un ragazzo non ancora diventato uomo. Ero al crocevia delle decisioni, nello svincolo della vita. Dove vado? Mio padre mi aiuterà, pensavo. Il mondo mi crollò addosso.”

“Temevo fosse un racconto troppo intimista” rivela Fiorello quando gli si chiede perché abbia voluto portare la sua storia famigliare sul palcoscenico, “ma grazie allo spettacolo mi sono reso conto che ognuno di noi ha una storia universale, ci assomigliamo tutti, siamo tutti una famiglia, tutti abbiamo un padre e una madre. E poi c’è Domenico Modugno, un mito conosciuto da tutti che lega questi personaggi e questa famiglia”.

Giuseppe continua nel racconto della sua opera e rivela anche alcuni dettagli sulla nascita dello spettacolo: “In un’estate caldissima ero in spiaggia e vedevo da lontano le fabbriche del mio paese, […] un luogo stupendo ma allo stesso tempo martoriato e devastato da quell’illusione che fu il progresso di quell’epoca. Stavo leggendo Open di Agassi e quella lettura mi fece scattare dentro una necessaria e personale ispirazione. E così scrissi di getto di mio padre che ci portava d’estate al mare cantandoci le canzoni di Modugno, estati molto siciliane con parenti da commedia all’italiana, spiritosi, numerosi, estrosi, canterini. In mezzo a tutto questo mare di italianità c’era un bambino molto timido e introverso: io”

Sul palco Fiorello non sarà da solo. Ad accompagnare il racconto, infatti, ci sono altri attori tra cui Paola Turci, Eleonora Abbagnato, Favino, Serena Rossi e Francesca Chillemi: “gli ospiti sono attori della mia storia”.

“Penso che un sogno così non è solo un racconto intimista, ma attraverso alcune parole di Modugno ci sarà l’occasione anche per parlare di altro, di tematiche importanti e profonde, come del male che ci ha fatto l’illusione del progresso, dell’industrializzazione selvaggia, noi che da ragazzi guardavamo il petrolchimico con i suoi fumi bianchi e sognavamo lo skyline di New York”.

A conclusione di intervista, Giuseppe lancia anche un piccola indiscrezione sull’ospite speciale della serata. Alla fine dello spettacolo compare infatti anche il fratello Rosario: “È sempre molto eccitante lavorare con lui, ti senti sempre in bilico sul crinale di una scarpata, hai paura che possa cambiare le regole del gioco, te ne stai lì impaurito ed eccitato, ma lui ti tiene sempre per mano”

E proprio su suo fratello, l’attore afferma: “Di Rosario chiunque avrebbe avuto l’idea chiara di cosa avrebbe fatto, appena nato tutti dicevano: questo bambino mettiamolo subito in televisione… Lui e mio padre tenevano alta l’asticella dell’umore in famiglia. Io e mia sorella Anna eravamo più pacati, Rosario e Catena invece sono sempre stati più aperti e disinibiti”.