Crea sito

#CristianaCapotondi è #ChiaraLubich: “Vestirne i panni è stata una responsabilità, ma un’esperienza totalizzante”

A “L’Avvenire” Cristiana Capotondi racconta la sua esperienza nell’interpretare la fondatrice del Movimento dei Focolari nel film TV di Rai 1: “Il lockdown ci ha aiutato a comprendere il tormento e il disagio di Chiara Lubich”

di:

INTERVISTE

“Vestire i panni di un personaggio come Chiara è una responsabilità nei confronti di se stessi prima ancora che del pubblico. Sbagliare o, meglio, non capire un personaggio così sarebbe stata davvero un’occasione persa”.

In questo modo Cristiana Capotondi racconta ad Avvenire la sua esperienza “totalizzante” vissuta nell’interpretazione di Chiara Lubich nel film TV in programma questa sera, domenica 3 gennaio, su Rai 1. Quello diretto da Giacomo Campiotti sarà il racconto di una donna dolce, sensibile, decisa e forte nel trasmettere il suo messaggio di fratellanza universale.

“Mi porto dietro una grande spiritualità. Quello che spero, e che speriamo tutti noi che ci abbiamo lavorato, è che questo film faccia vedere una donna con una visione politica basata sull’unione e sulla fratellanza universale di cui oggi abbiamo tanto bisogno”.

L’esperienza dell’attrice è stata davvero totalizzante, un viaggio che l’ha portata nella casa della giovane ragazza e a conoscere anche degli appartenenti al Movimento dei Focolari che hanno avuto modo di collaborare al film.

“A casa di Chiara, se si apre un mobile vi si trova una meraviglia tecnologica che risale agli anni Ottanta e che già allora permetteva a Chiara di fare quello che noi oggi, nell’era del Covid, facciamo sulle piattaforme. Grazie a una tecnologia sperimentale che le era stata messa a disposizione perché era considerata una testimonial della comunicazione, lei arrivava in video e in voce e riceveva le voci delle persone con cui parlava. Con Alfonso Di Nicola abbiamo trascorso una giornata tipo dei focolarini. È qualcosa che mi piacerebbe ripetere”.

Un aspetto importante che la Capotondi ha tenuto a sottolineare è il paradosso della condizione creata dall’emergenza Covid-19 che ovviamente ha coinvolto il set: “Venivamo dai mesi di lockdown, dai mille morti al giorno e questo ci ha dato la percezione di essere in guerra. Naturalmente lo dico con tutto il rispetto per chi la guerra l’ha fatta davvero, ma quella situazione ci ha aiutato a comprendere il tormento e il disagio che Chiara e le sue compagne hanno vissuto in maniera talmente profonda dentro sé stesse da desiderare di lenire le ferite degli altri”.

E dopo aver vestito i panni di Chiara Lubich, l’attrice pensa già ad un nuovo personaggio e confessa come abbia “un debole per le Caterine: Caterina la Grande, Caterina de’ Medici, Caterina la madre di Leonardo da Vinci. Spero, prima o poi, di interpretarne una”.